L’Istituto "San Benedetto da Norcia" (F.C.)

L’istituto professionale per l’agricoltura di Padova ha iniziato la propria attività nell’anno scolastico 1950-51 a titolo sperimentale, mentre il decreto istitutivo del Presidente della Repubblica è del 28 gennaio 1953 n.739.

Nello stesso anno scolastico, come già detto, iniziava l’attività anche l’Istituto professionale per l’agricoltura di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena.

Questi sono i primi due istituti sorti in Italia e sono stati gli antesignani dell’istruzione professionale e i primi due modelli ai quali hanno fatto seguito e riferimento tutti gli altri istituti sorti successivamente nelle diverse regioni italiane.

L’istituto padovano venne intitolato a San Benedetto da Norcia in omaggio al grande santo fondatore dell’ordine monastico che, prima di ogni altro, ebbe meriti nella bonifica e nella coltivazione della terra. Ha iniziato la propria attività, provvisoriamente, presso l’edificio della Scuola di avviamento agrario e della Scuola tecnica agraria (quest’ultima ormai in fase di chiusura), in via Santi Fabiano e Sebastiano (ora scuola media A. Boito) utilizzando alcune aule e l’annessa azienda agraria di circa 8 ettari di proprietà della Provincia, sita in via dei Colli, tra via Cave e la Stazione bacologica, e condotta a mezzadria dalla famiglia Petterlin.

Il provveditore agli studi di Padova, già nel 1951, in occasione della riunione indetta presso la Scuola Tecnica Agraria di Montagnana con i professori di agraria e gli insegnanti tecnico-pratici degli Istituti, Scuote e Corsi di istruzione agraria della provincia di Padova, divulgava presso le scuole della provincia e gli enti ed organizzazioni agricole, un foglio informativo nel quale erano esposte con molta semplicità e chiarezza l’ordinamento e le finalità dell’istituto professionale agrario di Padova.

Negli anni che seguirono sono state sperimentate tutte le possibili forme di istruzione professionale agraria, con corsi diurni e serali, di lunga durata e invernali, con proprie attrezzature e ospiti di altre istituzioni, con convitto e con esternato, per contadini generici e per maestranze agricole specializzate o per sottotecnici agricoli. L’intelligente ed intensa attività svolta dall’istituto nel primo decennio, risulta dalla relazione del preside Giovanni Cesca, pioniere dell’istruzione professionale agraria statale e benemerito fondatore dell’istituto padovano, letta in occasione della cerimonia commemorativa, alla presenza delle più importanti autorità cittadine, dei docenti, degli alunni e dei genitori.

Nel decennio 1950-60 l’Istituto ha organizzato le seguenti scuole professionali e corsi preparatori:

  1. Scuola Professionale Integrale per "Esperte avicole" (o Scuola di pollicoltura) presso la sede centrale di Padova

Padova già negli anni ‘50 era la provincia con la maggior diffusione dell’attività avicola d’italia. Il reddito annuo della pollicohura superava quello dato dal frumento, cottura allora fra le più redditizie. La scuola di avicoltura è stata inaugurata nell’anno scolastico 1955-56 grazie alla presenza dell’Osservatorio Avicolo Provinciale, da poco eretto nell’ambito dell’azienda agraria dell’istituto. L’Osservatorio era gestito dall’ispettorato agrario provinciale di Padova, allora dipendente dal ministero dell’Agricoltura e Foreste, occupava un ettaro di terreno dell’azienda agraria dell’istituto e fu costruito con finanziamenti erogati dai ministeri dell’Agricolura e della Pubblica istruzione. Per risolvere il problema delle allieve che dovevano frequentare la scuola per un intero anno scolastico, il presidente del consiglio di amministrazione ed il preside dell’istituto si rivolsero alla Confederazione italiana dei Coltivatori diretti, cui faceva capo un organizzazione di donne rurali, I gruppi di donne rurali svolgevano un’intensa opera capillare, su tutto il territorio nazionale. di propaganda e di assistenza, soprattutto nei settori dell’avicoltura, dell’orticoltura e dell’economia domestica rurale. La Confederazione aveva la necessità di disporre, in tutte le province, di dirigenti, organizzatrici, insegnanti e propagandiste. L’istituto pertanto offerse alla confederazione la scuola avicola come la più idonea alla preparazione dei suoi quadri. Dalla collaborazione dei tre enti (ispettorato agrario, Confederazione Coltivatori diretti ed istituto professionale per l’Agricoltura) nacque una scuola viva ed efficiente. Un convitto femminile a pochi metri dall’Osservatorio, sempre nell’ambito dell’azienda agraria dell’istituto, ospitava le allieve che provenivano da quasi tutte le regioni italiane. Le giovani, guidate da una direttrice, provvedevano all’autogoverno del convitto secondo orari e turni ben predisposti alternandoli alle ore da dedicare allo studio.

  1. Scuola professionale integrale per castaldi, presso la sede centrale di Padova

La scuola per castaldi richiedeva agli alunni, che avessero conseguito la licenza di scuola inferiore o che avessero sostenuto un esame di ammissione dopo la frequenza di un corso preparatorio, di essere tigli di agricoltori. Simile alla scuola tecnica agraria, aveva carattere più pratico e più conforme alle esigenze dell'agricoltura veneta. Il significato della parola castaldo o gastaldo era quello di aiuto fattore, cioè colui che prende gli ordini del fattore e li fa eseguire ai contadini, che raccoglie i desideri e le proposte dei coloni e li comunica al fattore, che compie la vigilanza continua su tutti i poderi, che compila le prime note per l’amministratore dell’azienda agraria. In quel tempo il castaldo era una figura molto diffusa nel Veneto, non era una persona che avesse studiato, ma un contadino scelto dal proprietario o dal fattore fra i più capaci, volonterosi e intraprendenti. La qualifica veniva data allora dall’istituto agli alunni non tanto quale titolo per esercitare la professione del fattore, quanto per aumentare il prestigio di coloro che intendevano rimanere fedeli alla loro terra. Da tale scuola uscirono alcuni giovani molto ben preparati, ma il difetto, come nell’ex scuola tecnica, stava nel numero: pochi allievi e non tutti tigli di coltivatori. Per tale motivo alla fine dell’anno scolastico 1960-61, la scuola fu abolita.

  1. Scuola professionale integrale di meccanica agraria

Dal 1952 funzionavano due scuole a carattere integrale, una presso la sede centrale e l’altra a Montagnana, presso la Scuola tecnica agraria. Le scuole di meccanica agraria sono sempre state abbastanza frequentate e gli allievi qualificati hanno quasi sempre trovato facile collocamento nelle proprie aziende, se figli di agricoltori, mentre quelli che non avevano terra o ne avevano poca, di solito provenienti da famiglie numerose, trovavano occupazione come trattoristi o trebbiatori, oppure in qualità di meccanici, presso piccole officine di campagna o come autisti o camionisti.

Le due scuole, situate in ambiti diversi della medesima provincia, dovevano rispondere ad esigenze tecnico-pratiche e socio-economiche diverse. La scuola di Padova era frequentata prevalentemente da giovani contadini che avevano necessità di abbandonare in tutto o in parte il lavoro dei campi, mentre quella di Montagnana era frequentata da giovani più vincolati alla terra. Nella prima c’era la tendenza a formare il riparatore delle macchine agricole, nella seconda il conduttore di macchine agricole.

  1. Scuola professionale integrale di ortofloricoltura, presso la sede centrale di Padova

E' stata la prima scuola a carattere integrale a funzionare presso l’istituto. La scuola è stata istituita, oltre che per normali finalità civiche e professionali dei giovani rurali, anche con lo scopo di portare un contributo al miglioramento delle produzioni orticole e di aumentare l’impiego di manodopera specializzata nel settore. Era convinzione di molti che la sempre maggiore richiesta di ortaggi, da parte dei consumatori, stimolasse le piccole aziende dei dintorni della città a dedicare le loro attività a questo tipo di prodotto, in modo da evitare la disoccupazione dei loro familiari. Non è stato così. La disoccupazione è diminuita. invece, per effetto dell’espandersi di attività dovute all’aumento demografico delle città e all’instaurarsi di poli industriali. Oltre allo studio dell’orticoltura è stato aggiunto un completo programma teorico-pratico per l’insegnamento della floricoltura protetta con elementi di vivaistica ornamentale e giardinaggio. Tale accorgimento ha permesso di accogliere nella scuola non solo tigli di coltivatori diretti ma anche di salariati e braccianti e di prepararli per un proficuo inserimento nel mondo del lavoro.

La scuola di ortofloricoltura, fra quelle che funzionavano presso l’Istituto, è stata quella che ha avuto maggior successo, sia per la buona preparazione pratica degli alunni, sia per la domanda di manodopera qualificata da parte di aziende florovivaistiche e di giardinaggio italiane e straniere.

Le prospettive di trovare occupazione erano molto favorevoli data la notevole espansione che stava assumendo il florovivaismo in tutte le regioni italiane. Presso le aziende straniere i giovani qualificati, grazie al costante interessamento della direzione della scuola, percepivano un buon salario che permetteva di aiutare le loro famiglie, e alloggiavano nelle aziende stesse dove usufruivano della mensa o di locali appositamente attrezzati per cucinare. La scuola inviava ogni anno un docente ed un istitutore per accompagnare il gruppo di giovani allievi allo scopo di aiutarli ad inserirsi nelle attività lavorative, provvedere alla loro sistemazione logistica e rendere meno difficile la convivenza con i nuovi compagni di lavoro che parlavano un’altra lingua.

Ultimamente, un buon numero di qualificati della scuola di floricoltura sono diventati imprenditori, proprietari, gestori o tecnici di aziende floricole che rappresentano il vanto della floricoltura veneta.

  1. Scuole a carattere complementare per cantinieri, frutticoltori e capistalla

Erano le scuole dove le lezioni si svolgevano di sera, dopo cena, mentre l’addestramento pratico si attuava con alcune esercitazioni o sopralluoghi in determinati pomeriggi. Per queste scuole l’istituto non disponeva di propri mezzi ma si avvaleva della collaborazione di enti particolarmente attrezzati. Così le scuole professionali complementari per cantinieri si appoggiavano alle cantine sociali di Conselve, Campodarsego e di Vò Euganeo. L’insegnamento delle materie teoriche veniva affidato ai direttori delle cantine stesse, mentre la pratica era svolta dagli allievi, a turno, alla stessa stregua degli operai della cantina. La scuola professionale di frutticoltura funzionava a Trebaseleghe, presso la scuola di avviamento agrario, e l’addestramento pratico si svolgeva nelle aziende frutticole degli allievi stessi o di altri frutticoltori della zona. La scuola professionale di zootecnia aveva sede presso la scuola di avviamento di tipo agrario di Piove di Sacco e si avvaleva, per le esercitazioni pratiche, della stalla dell’Ospedale civile e di altri allevamenti del mandamento.

Le scuole complementari erano frequentate da giovani contadini de] luogo o di località molto prossime alla

sede scolastica, che lavoravano nei loro poderi e che frequentavano la scuola allo scopo di aumentare la loro cultura. Erano finalizzate a formare l’esperto coltivatore dei campi integrato da una specializzazione. Per queste scuole, il problema più grave era rappresentato dall’irregolarità della frequenza degli allievi a causa della concomitanza dei lavori agricoli stagionali, dalla pioggia, dalla neve, ecc. Per rendere più interessante e vario l’insegnamento, venivano invitati parroci, medici, veterinari ed agronomi dell’Ispettorato agrario a tenere qualche conversazione di attualità. Si programmavano a fine anno. per gli allievi che avessero frequentato con regolarità la scuola, interessanti gite d’istruzione gratuite.

  1. Corsi preparatori

Mentre le scuole professionali dovevano avere durata minima di due anni e massima di quattro. Il Corso preparatorio, che doveva sostituire la scuola dell’obbligo dagli 11 ai 14 anni, poteva essere limitato a un anno. Per i giovani contadini della provincia di Padova il corso non poteva avere il significato di scuola adatta alle loro necessità. Pertanto a Padova divenne "ScuoIa serale invernale" assegnandole un carattere semplice, meno impegnativo e più modesto nelle finalità. Nei piccoli centri, dove era possibile trovare un maestro elementare ed un perito agrario del posto, nonché una ventina di ragazzi di almeno 14 anni desiderosi di apprendere, veniva istituita una scuola agraria serale che iniziava ad ottobre e terminava con un esame alla fine di marzo. L’orario era di due ore serali, escluso il giovedì, per un totale di 10 ore settimanali: cinque di cultura generale e cinque di agricoltura.

Le scuole serali non erano legate ad una sede fissa; ogni anno ne venivano istituite in nuove località ed in numero sempre maggiore. Con il trascorrere degli anni, la necessità di tale istituzione è venuta a mancare soprattutto per il diffondersi in provincia delle scuole medie e/o di avviamento. Nel corso di un decennio, molti aspetti della vita scolastica e della società italiana cambiarono. Nei primi anni erano pochi gli alunni che si iscrivevano alle scuole professionali dell’istituto con il diploma di licenza inferiore. Il preside Cesca, in conclusione della sua interessante relazione sull’attività dell’istituto, si espresse nel modo seguente: "Le scuole a carattere integrale con annesso convitto danno i migliori risultati sia in ordine alla qualificazione e sia in ordine una formazione del cittadino. Condizione di un buon successo della scuola integrale è anche la sistemazione dei giovani che in famiglia non hanno sufficienti possibilità di lavoro. Le scuole integrali senza convitto danno pure buoni risultati quando si tratti di scuole, come quella di meccanica agraria, che si staccano dal lavoro tipicamente agrario per agire in un settore semi-industriale". Per quanto riguarda le scuole complementari Cesca disse che queste scuole non garantivano "una notevole conoscenza del mestiere, una vera e propria qualifica". Ma, trattandosi di contadini che ritornavano alla loro terra e che erano già pratici nella coltivazione dei loro poderi, ogni miglioramento delle loro conoscenze tecniche, anche se modesto, rappresentava un vantaggio. "Qualche cosa di ciò che apprendono alla scuola, resta sempre". Il primo decennio di funzionamento dei vari corsi professionali ha consentito il raggiungimento di notevoli risultati sul piano educativo, dell’istruzione e della preparazione tecnica per migliaia di giovani agricoltori. Negli anni che seguirono, l’attività dell’istituto è continuata seguendo la via tracciata dal preside Cesca. Si sperimentarono altre scuole complementari con diversi indirizzi, come la scuola per tabacchicoltori a Montagnana, per vivaisti a Saonara o per imprenditori a Camposampiero. Queste scuole però esaurirono la loro attività alla fine del biennio di prova. Le scuole integrali, sia della sede di Padova che quelle delle sedi coordinate di Piove di Sacco e di Bagnoli di Sopra, andarono via via consolidando la loro continuità con opportuni ritocchi ai programmi e agli orari che furono adeguati alle esigenze dell’agricoltura e del mondo rurale in continua evoluzione. Nell’anno scolastico 1969-70 la Scuola Tecnica Agraria di Montagnana fu trasformata in Istituto professionale per l’agricoltura con competenza scolastica nel territorio dei "mandamenti" di Monselice, Este e Montagnana. Svolse proficuamente un’attività intensa istituendo scuole integrali e complementari oltre a quelle che già funzionavano in collaborazione con l’Istituto professionale agrario di Padova.

Alla fine del secondo decennio, all’istituto Professionale Agrario "S. Benedetto da Norcia" funzionavano i seguenti corsi:

Sede di Padova Scuole a carattere integrale

Scuola di ortofloricoltura

Scuola di meccanica agraria

Scuola per esperte aziendali

Sede coordinata di Piove di Sacco Scuole a carattere integrale

Scuola di meccanica agraria

Scuola per esperte aziendali

Sede coordinata di Bagnoli di Sopra

Scuola di meccanica agraria

Sede di Conselve Scuola complementare per Cantinieri, presso la Cantina Sociale

La struttura degli studi degli istituti professionali, fin qui considerata, è andata poi perdendo alcune proprie caratteristiche. Pur perdurando la possibilità teorica di avvalersi legittimamente degli spazi lasciati dal fatto che non esistessero leggi in materia, la realtà operativa non ha potuto sottrarsi alla spinta pressante, anche se indiretta, di una politica scolastica e di gestione amministrativa che si è evoluta per altre vie. A porre una censura a un procedimento continuativo qual’ era quello intrapreso dagli istituti professionali, si può individuare l’anno 1969 come punto di riferimento per l’attivazione di quei processi che hanno portato alla situazione attuale. La legge 27 ottobre 1969 n.754 istituì la "maturità professionale" consentendo l’organizzazione di corsi che, impostandosi su quelli di qualifica, completassero il ciclo quinquennale.

I numerosi problemi connessi con la diffusione del nuovo ciclo lungo, hanno avuto numerose ripercussioni sull’assetto delle sezioni di qualifica. Con l’applicazione della legge 754, l’amministrazione centrale ha predisposto quadri orari e programmi d’insegnamento per i corsi post-qualifica, relativi ai diversi indirizzi di settore in cui operano gli istituti professionali. A questo scopo è stato incrementato I’ insegnamento delle materie di cultura generale, mentre si è aggiunta una lingua straniera e rafforzata la matematica.


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